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WelfareImpresa parla alle aziende

Nove aziende specializzate nel welfare aziendale danno vita a WelfareImpresa, associazione di Confindustria Federvarie che vuole essere il nuovo punto di riferimento per tutto il settore. Alla presidenza Welfare Company, Poste Welfare Servizi, Unisalute, QUI! Group, Repas, Più Buono, Assiteca, Pulsar Risk e Olimpia Agency hanno eletto Chiara Fogliani, a.d. di Welfare Company.

WelfareImpresa nasce ora che la popolazione tende in media a invecchiare maggiormente e di conseguenza ad aver bisogno di maggiore assistenza. Del resto, la crisi non permette a tutti i cittadini di curarsi mentre, al contempo, lo stato non riesce più a garantire un’assistenza universale. Andando poi oltre l’assistenza sanitaria, sempre più famiglie devono programmare in anticipo le spese per il piano studi dei figli o le spese in maggiori consumi. Ecco quindi perché la nuova associazione di categoria individua tra i suoi obiettivi principali «la diffusione della conoscenza degli strumenti del welfare e delle buone pratiche», hanno fatto sapere dalla stessa WelfareImpresa, «in particolare nelle imprese di piccole e medie dimensioni, che da sole costituiscono il 95% del tessuto imprenditoriale italiano».

Tra gli obiettivi c’è anche la promozione di «studi, ricerche e attività di formazione con un focus mirato sia ai nuovi scenari del welfare aziendale sia a quelli di natura pubblico-privata». Il mondo del welfare è infatti un settore in costante evoluzione che la stessa normativa deve monitorare. Non a caso, «WelfareImpresa intende sensibilizzare costantemente il legislatore e l’opinione pubblica nel processo di completamento organico e razionalizzazione della normativa vigente, anche al fine di ridisegnare il sistema delle esenzioni fiscali in un’ottica integrata e non frammentata».

Secondo la ricerca «Welfare aziendale in Italia. Edizione 2017», condotta da Welfare Company in collaborazione con Aidp e Luca Pesenti, docente dell’Università Cattolica di Milano, la presenza dei provider di servizi di welfare è in aumento: erano il 18% nel 2016, oggi sono presenti nel 25,5% delle aziende. Tra i servizi più diffusi si spazia dalla disponibilità della mensa aziendale ai ticket pasto, dalla polizza sanitaria fino alle convenzioni per il consumo. A confermare poi che il trend di diffusione nelle aziende di servizi welfare continuerà a crescere anche prossimamente è la presenza di un 41% del campione della ricerca che si sta attivando per l’introduzione di un piano di welfare o per ampliare quello esistente. Un ulteriore 27%, invece, ha intenzione di lavorarci. Infine, da un punto di vista normativo, secondo i dati dell’Osservatorio Ocsel-Cisl, il 20% dei contratti attivi prevede oggi misure di welfare aziendale contro il 10% del 2014.

«WelfareImpresa nasce a completamento di un percorso iniziato diversi anni fa insieme a Confindustria Federvarie», ha spiegato la presidente Fogliani. «Il welfare in azienda comporta vantaggi per tutti: per i dipendenti, che vedono aumentare sensibilmente il proprio potere di acquisto; per le imprese, che possono beneficiare dei risparmi fiscali e riscontrare un miglior clima lavorativo e produttivo; per gli erogatori di servizi, perché il welfare genera un indotto positivo su tutta la comunità e il territorio; per i sindacati, perché vedono aumentare i benefici per i lavoratori; e ancora per lo stato, perché i servizi di welfare garantiscono la necessaria trasparenza e la tracciabilità».

Tanto per fare un esempio, sempre secondo WelfareImpresa, per pagare un premio di produttività di 1.000 euro, l’azienda spende 1.374 euro compresi tasse e contributi. Il lavoratore, al netto, riceve 820 euro. Se il lavoratore decide però di convertire il premio di produttività in servizi di welfare, la situazione cambia. L’azienda risparmia il 34% mentre il lavoratore riceve in busta paga 1.000 euro netti.

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